Zia scopata dal nipote in mansarda

Il mio nome è Letizia, ed è un nome fittizio, di fantasia: è l’unica cosa finta, che troverete nel mio racconto, i fatti narrati sono tutti accaduti realmente.
Ho 52 anni, un brevissimo matrimonio durato appena un anno (errore giovanile) e una vita intera da donna libera: libertà che forse non mi sono goduta come avrei voluto, perlomeno fino ai fatti che vi sto per raccontare, avvenuti circa due anni fa.
Ora le acque si sono calmate, e anche la mia mente è piuttosto serena per poter ricostruire in modo razionale quello che è avvenuto allora.
Per quanto gli anni della giovinezza e della maturità li abbia passati quasi completamente da single, non ho approfittato di questa situazione come forse avrei dovuto: forse sarà per stato per una sfiducia atavica nel genere maschile (sfiducia rafforzata dal matrimonio fallito), forse sarà dipeso da un certo amor proprio che ho sempre avuto e che mi ha fatto rifiutare tanti corteggiatori anche carini perché non li reputavo alla mia altezza. Non so esattamente quale è stato il motivo, ma alla fine dei conti mi sono ritrovata a 50 anni con pochissime esperienze alle spalle sia d’amore che di sesso.
La fortuna di essere ricca di famiglia mi ha permesso una vita agiata, spesa all’insegna dei viaggi e dell’amore per i piaceri dell’intelletto. Tutt’altro che una vita irregolare, come ci si potrebbe aspettare da una ricca e piacente donna single.
Al contrario, tutta la mia vita è stata all’insegna della normalità, della tranquillità che ho sempre provato a non far diventare monotonia. Una vita tranquilla, per una persona tranquilla insomma.

L’incontro eccitante con mio nipote 20enne

Gli eventi che turbarono questa tranquillità ebbero inizio, lo ricordo come fosse ieri, in una calda giornata di fine marzo.
Ero andata a trovare mia sorella nella sua bella villetta fuori città per passare qualche giorno insieme: saremmo state io e lei sole, pensavo ma mi sbagliavo.
Anche lei divorziata, ha però avuto un figlio dal suo ex marito: Luca, 20 anni, trasferitosi a Roma per i suoi studi universitari: in quei giorni belli e maledetti c’era anche lui a fare compagnia a sua madre.
Non ho mai avuto un cattivo rapporto con mia sorella – la mia unica sorella – però dovrei anche aggiungere che di certo non siamo neanche mai state grandi amiche.
Una certa anaffettività dei nostri genitori aveva reso i nostri caratteri fin troppo razionali e perennemente “sul chi va là” col prossimo: per questo il nostro rapporto era sicuramente cordiale (pochissimi litigi tra di noi) ma non particolarmente intimo.
Luca invece è sempre stato sin da piccolo un ragazzino timido ed emotivo, lasciando trapelare da quegli occhioni neri una vita interiore sofferente e combattuta.
Mi aveva sempre colpito, ma allo stesso tempo mi spaventava quello che intravedevo in lui, perché era un elemento di instabilità nella nostra famiglia, un elemento che cozzava con quella patina di cordiale freddezza da cui tutti eravamo avvolti.
Non mi sbagliavo, non sbaglio mai in questi casi.
Credo fosse lo stesso giorno in cui arrivai – venerdì – che ci furono le prime avvisaglie del ciclone che nel giro di poco ci avrebbe travolti tutti. Avvenne a cena, alla fine della cena esattamente. Eravamo insieme a guardare delle vecchie foto, io e mia sorella, quando Luca stranamente decise di accettare il nostro invito, e invece di chiudersi in camera sua, decise di farci compagnia.
Una piccola foto quasi insignificante che mi ritraeva con il mio ex marito fu il pretesto per una domanda inaspettata “Perché zia non ti sei mai più risposata? In fondo sei sempre stata una bellissima donna!”. Mia sorella rise sorpresa da questo inconsueto approccio del suo timido figliolo. Risposi a mia volta sorpresa con una battuta che non ricordo più. Luca mi guardò intensamente negli occhi. Mi guardò come solo lui sapeva fare, cercando di andare al di là della superficie, come se avesse voluto veramente comprendere le motivazioni reali, non accontentandosi della mia frivola risposta. Qualcosa in quello sguardo mi turbò, ma la conversazione si spostò su altri argomenti, molto più rassicuranti.
Ci demmo tutti la buonanotte verso mezzanotte, e ognuno andò nella sua camera. Lasciai inavvertitamente aperta la porta della mia stanza mentre mi cambiavo, e proprio in quel momento passò Luca. Sembrò non farci caso al fatto che fossi in biancheria intima. Mi guardò nuovamente allo stesso modo di qualche ora prima. Mi guardò in silenzio, e mi augurò semplicemente la buonanotte. Ma quello che avvenne in quello scambio di sguardi non era semplicemente il saluto tra una zia ed un nipote imbarazzato. Erano sguardi di amanti che aspettavano solo l’occasione per dichiarare cosa volevano veramente. Erano sguardi di anime sole che si parlavano, senza il banale impaccio delle parole.

Una passione travolgente: la prima volta con mio nipote

Dormii a fatica con una vaga sensazione di pericolo imminente, ma in ogni caso riuscii a riposare a sufficienza e il giorno dopo ero di buon umore appena sveglia.
Mia sorella non era a casa, era andata a fare commissioni in città. Pensavo di essere sola e già stavo pensando a come impiegare la mia mattinata, quando alle mie spalle sbucò Luca. Mi salutò normalmente, andò in cucina a prepararsi la colazione e si sedette ancora mezzo addormentato a guardare la tv. Stavo per cominciare una conversazione rompi-ghiaccio, quando lui mi precedette e disse quella frase che non avrei più scordato. “Sai, ho sempre pensato che tu fossi diversa da mia madre, diversa in meglio, e… a dire il vero, non ti ho mai visto come una zia. Ho sempre sognato da ragazzino che la mia prima volta sarebbe stata con te!”. Rimasi stordita a guardarlo. Lui si alzò dal divano, e senza aggiungere altro si avvicinò a me e mi baciò. Un bacio lungo e intenso. Goffo, tenero e passionale allo stesso tempo. Mi prese per mano e mi portò in mansarda.
Ero ancora sotto shock e non sapevo cosa dire. Arrivati in mansarda, sapevamo entrambi cosa sarebbe successo, ma lì tornò prepotente la sua timidezza, come a rimproverarlo per aver osato così tanto, e anche lui si bloccò.
Ma in quel frangente, successe qualcosa in me. Non ebbi esitazioni, sbottonai velocemente la sua patta e tirai fuori il suo pene. Era duro e voluminoso. Un cazzo marmoreo come pochi. Cominciai a succhiarglielo voracemente, e sentivo che Luca, era troppo scioccato e completamente in balia degli eventi per poter fare qualcosa.
Mi fermai in tempo prima che venisse, d’intuito. Lì ci spogliammo completamente e cominciammo a farlo sul pavimento, come due condannati a morte nel loro ultimo amplesso prima della forca. Aveva tanta energia il mio amato nipote, tanta energia che non riusciva a gestire. Venne, come prevedibile, dopo pochi minuti. Ci guardammo ancora, e questa volta ci scappò una risata. Eravamo complici.

Un finale triste e sconvolgente

Rimasi da mia sorella, per altre due settimane: appena usciva di casa io e il mio giovane nipote-amante ci davamo appuntamento in mansarda. Stava guadagnando in sicurezza (mi rivelò che con me era stata effettivamente la sua prima volta!) e i nostri amplessi diventavano sempre più lunghi e appassionati. Mi scopava in tutti i modi possibili, ma la sua – e la mia – passione era quella di mettermi a pecora: con quel ben di Dio che si trovava in mezzo alle gambe, mi martellava senza requie, lasciandomi sfinita sul pavimento. Avevo bisogno di mezz’ora buona per riprendermi da quella piacevole fatica.
Mia sorella era piuttosto regolare nelle sue uscite, e altrettanto regolari erano quindi le nostre scopate. Avevamo creato una bella intesa, senza bisogno di tante parole: parlavamo poco e scopavamo tanto.
Nessuno dei due sembrava farci caso alla parentela che ci legava, era come se fosse la relazione più normale di questo mondo.
Era un martedì e anche quel giorno mia sorella – assolutamente ignara di tutto – uscì di casa come mille altre volte. Ormai aspettavo questi momenti con ansia. Salii arrapatissima in mansarda, ma Luca non c’era. Lo aspettai mezz’ora ma non venne. Scesi giù a cercalo in camera sua, e lo ritrovai riverso sul letto con un flacone di barbiturici di sua madre, per metà vuoto.
Mi chinai su di lui, provai a fargli la respirazione bocca a bocca, ma fu inutile. Chiamai il 118, arrivarono fortunatamente in poco tempo. Lo portarono in ambulanza e io andai con loro. Chiamai mia sorella che si precipitò in ospedale.
La dose di barbiturici presa, a parte farlo collassare, fortunatamente non fu letale e Luca si riprese dopo pochi giorni. Non volle dare spiegazioni alla madre per il suo gesto, e non volle parlare neanche con me. Ma io sentivo che quello che era successo tra di noi aveva influito su ciò che aveva fatto: avevo aperto una voragine, che già da tempo Luca scavava in se stesso.
Andai a trovare mia sorella sempre più di rado, e ogni volta Luca non era presente. Seppi che qualche mese dopo cominciò una relazione con una donna sulla quarantina, e mia sorella era piuttosto sconvolta per questa scelta.
Non lo vidi nè lo sentii più da allora.

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